I TROIANI
IN LATJRENTO.
I TUO J ANI
IN LACRENTO
j&zamma Setto
POSTO IN MUSICA DAL MAESTRO
Sig. Lorenzo Barbirolli
DI ROVIGO
DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO APOLLO
La Primavera iSZj.
VENEZIA
DALfc' ED1T. TIP. RIZZI,
3
ARGOMENTO
nea profugo da Troja sbarcò nel Lazio
con le genti che potè trar seco dopo V incen-
dio e la distruzione della sua patria, ed ot-
tenuto da Latino Re di Laurento di poter co-
la arrestarsi vi fondò una città. Ma prima
ch'egli la avesse condotta a termine Lavinia
figlia di Latino s' accese di lui, ne fu corri-
sposta, ed il padre fu lieto di formar sì bel
nodo. Turno Re dei Ruttili che avea chiesta
la mano di Lavinia e che aveane anche avu-
to il consenso paterno, udito il rifiuto della
donzella ed il suo amore per Enea portò le
armi nel Lazio. La storia dice che i Latini
furono vincitori, ma che il vecchio Re perisse
in battaglia; Virgilio fa invece perir Turno
in singolare combattimento con Enea; noi ab-
biamo tratto argomento da questi fatti aggiun-
g3ndovi qualche circostanza che ci parve ne-
cessaria per dare alle cose un' andatura dram-
matica, e far giocare i varj affetti e i varj
caratteri dei pessonaggi, e ne abbiamo cangia-
ta alcun' altra come ci sembrò permettere V
i oscurità dei tempi a cui trasportiamo V udienza.
PERSONAGGI
LATINO, Re di Laureato
Sig. Matteo Alberti.
LAVINIA, ma figlia amante e promessa sposa di
Sig. Fanny Marni*
ENEA, Principe trojano amante di Lavinia
Sig. Luigia Villent Bordogni.
TURNO, Re dei Ruttili pretendente di Lavinia
Sig. Bartolommeo De-Gattis.
MESA PO , gen. delV armi latine occulto pretendente
di Lavinia
Sig. Antonio Bincìolini.
TERENZIO, suo confidente
Sig. Antonio Favretto.
CORI
Soldati Laiinì, Rutuli e Trojani
La Scena è in Lamento
Maestro e Istruttore de' Cori.
5/g. Antonio Favretto.
ATTO PBIMO
SCENA PRIMA.*
Piazza di Laurento con trono a desta.
Coro di Notabili di Laurento indi Latin®*
Coro
TTutto bri) li in Laurento e festeggi :
Tutte esuìtiu del Lazio Je rive:
Sacra a Imene e alle pronube dive
E la luce di questo gran di.
Sciogli, o Re, sciogli il freno alla gioja;
Più gran sorte a bramar non ci resta:
Un* aurora più lieta di questa
Mai dall'onde per noi non usci.
Lat. Ah/ se vostra si fa la mia gioja
Più gran sorte a bramar non mi resta.
Lat. Un'aurora più lieta di questa
e Coro Mai dall'onde per noi non usci.
Lat, Se alla figlia guidaste Io sposo,
Giusti Dei, fra perigli e tempeste?
Certa prova è la scorta celeste
Che da voi si bel nodo si ordì.
Coro Certa prova è la scorta celeste
Che dai numi il bel nodo si ordU
Lat. Nuova patria per noi, nuovo regno
Trovi d' Ulio l'oppresso valor.
Lat. E nel trarlo a destino più degno
e Coro N'abbia il Lazio un eterno splendor.
Lat. Saran paghi, o Lavinia, i tuoi voti,
Grand'Enea, tu avrai pace così.
£af. Sacra giunga a' più tardi nepoti
e Coro La memoria di questo gran di (i
Coro Le trombe squillano,
L' eroe s' avanza
i) Lat. ascende in trono* Squillo di trombe: e Banda militar*
di dentro.
6
Che i suoi Pergamidi
Ti guida, o Re. (i
E tutta giubilo
Tutta speranza,
La regia vergine
S'affretta a te.
SCENA II-
Lavinia indi Enea col seguitò de7 suoi Soldati e detlié
Lav. Dal furor d'avversa sorte
Se un Enea tu innalzi al trono^
Ben maggior di tanto dono
La tua figlia avrà mercè.
Presso a te, d' Enea consorte
Tutto gioja or fia per me* (7.
Coro Degno in lui tu avrai consorte
e Lat. Grau sostegno il Lazio e il Re.
Enea Degli affanni e delle pene
Grazie rendo al mio destino,
Se dovèa nel ciel Latino
Sì bell'astro a me brillar.
Pel mio Re, pel caro bene
Viver voglio e vo' spirar*
Coro Col tuo Re col caro bene,
e Lat. Dei le pene ornai scordar.
Lav. Per Lavinia, o caro bene,
I tuoi dì tu dei serbar» (3
Enea Più dai ciel, dai sommi dei
e Lav, a 2 Questo cor bramar non sa,
Se fan sacri i giorni miei
Alla tua felicità.
Cora Voi serbate in loro, o Dei
e Lat. La commi felicita. (4
1) Banda in scena,
$,) Ascende al trono*
3) Lavinia scende dal trono per condurci Enea) prima di rf»
montarvi cantano*
4) Sono per ascendere insieme il trono.
SCENA III.
?
Mesapo frettoloso e datti
Mc$> Le pompe, o Re, sospendi:
Fiera novella intendi.
Tutti Che fia?
Mes* Coli* armi rutule
Turno feroce avanzasi,
Già stretta è- la citta.
Lat. £ Non impunito andrà
Enea j L'assalitor cadrà»
Lav. j Numi che mai sarà?
Mes, £ Pago il m»o cor sarà/
Enea Lat. No non fia che in guerra opprima,
Coro Sia pur Turno ardito e crudo,
Chi del giusto a se fa scudo
Chi nei numi ognor fidò !
Mano all'armi. Apprenda il folle
Quali eroi Laurento alberga,
E di sangue il suolo asperga
Dove pria trofei sognò»
Lav. No», non fia che in guerra opprima,
Sia pur Turno ardito e crudo,
Chi del giusto a se fa scudo,
Chi nei numi ognor fidò
Ma se avvien che padre, o sposo
Oggi il suol di sangue asperga,
Sara sol che il pianto io terga
Quando al duol soccomberò»
Mes. Sia pur forte il Teucro audace,
Sia pur Turno ardito e crudo.
Chi dell'arte a se fa scudo
Non invan trofei sperò.
L'uno e l'altro apprenda alfine
Qual potere in me s'alberga
E di sangue il suolo asperga
Dove pria regnar sognò»
8
SCENA IV.
Atrio nella Reggia
Merenzio con pochi seguaci»
Mer. Sciolta, amici, ò la pompa^ e a noi veloce
Volge Mesapo il pie. Dal labbro suo
Meglio vi udrete espresse
Le cure vostre e l'alte sue promesse.
„ Ne vi assalga timor. Grande t? l'impresa*
„ Ma del duce è minor. Spargere il sangue
„ Di Turno, e di Latin; far che il Trojano
„ Da Laurento lontano
Cerchi per altri mari altre venture,
„ Di Lavinia la mano,
„ Ed il soglio ottenere, e trarla ancora
„ Ad ardere per lui di dolce foco
Troppo ò pegli altri, e per Mesapo è poco*
i SCENA V.
Mejapo e datti
Mes* Si, fidi miei, vero ei vi parla: e vasta
L'impresa, il so; ma di voi degna. Un giorno
Toglier vi può dall' odiato impero
D'un profugo straniero.
E d' un vecchio impossente »
Itene, (i
Mer. E Turno?
Ed il Trojan?
Mes. Nel proprio sangue immerso
Pagherà Turno iJ giovanil bollore,
E il Teucro seduttore
Se dell' armi non è facile preda
Forza fi a che per arte a me pur ceda*
Mer. Oh grande ingegno !
Mes. E non a caso, amico,
A Turno io mi recai. Senza il suo braccio
(x J seguaci partono»
Senza gli sdegni suoi
Sposo, e re il vii Trojano era fra noi.
Ma non s' indugi or più» Di Turno al campo
Celatamente oorri, e a suoi fa noto
Della pugna il disegno. Io d' altra parte
Disporrò la grand* opra» Alta mercede
Oggi avrà il tuo coraggio e la tua fede. (*
SCENA VI.
Vasta e deserta spiaggia di mare. Sonvì sbarcati i Ruttili dei
quali si vedono le navi al lido. Mentre suonasi il preludio
si ode un lontano squillo di trombe che annnuzia V arrivo
di Turno. Sorgouo i Duci, e fatto rispondere da altre trom-
be, a quel segnale cantano il seguiate coro
Coro di Rutili^ indi Turno.
Coro Ecco il segno: il re s'avanza:
Lasci il Teucro ogni speranza;
L'alta ingiuria abbia l'emenda;
Turilo esulti nel furor,
E nel Lazio ornai discenda
Pari a un Dio vendicator. (2
Vieni, o prence: il tuo gran core
Sol vendetta accenda, e sdegno.
Ceda a te Lavinia il regno ,
Se ad Enea donato ha il cor»
Tur. Eccomi, o prodi, ed ecco il Lazio. Io v'offro
Tutta su questo suolo
La gloria degli eroi, fia pago il vostro
Di vendette e d'onor nobil desio.
Coro Nostra guida sarà...
?ur* L'esempio mio.
A punir l'ingiusta offesa
Da voi Turno invau s'affretta?
Troppo anela alla vendetta
Questo braccio e questo cor.
1} Partono per diverse parti*
2) In questo approda la nave in cui vedevi Turno eh* 4*ar»
cherd eoi suo seguito»
IO
Turberò le infami nozze,
Struggerò la reggia e il tempio,
Darò al mondo un nuovo esempio
Di terribile furor. •
Coro Per tua man Laurento vegga
Di Latin, de' suoi lo scempio,
E aJle altere sia d'esempio
Chi d' un re sprezzò l' amor.
Tur. Tra disperate lagrime
Resti Lavinia intanto,
Ma regno e padre e talamo
Non le darà quel pianto
Che eternamente scorrerà
Dal ciglio suo dovrà.
Coro Della vendetta il fulmine
Non arrestar per lagrime.
Giorno pel Lazio orribile
Questo gran dì sarà.
Tur. Col padre c l'amante
Mia serva l'indegna,
Se sposo mi sdegna,
M'adori suo re*
E insegni alla -terra
Che questo mio petto
D'un debole affetto
Capace non è.
Cora Conosca la tefra
Che il forte tuo petto
D'un deboli^ affetto
Capace non %.
SCENA VII*
Atrio nella reggia di Latino»
Latino e Mesapo indi Enea
Lat. Non più, Mesapo : alle raccolte schiere
Tempo è ornai ch'io mi mostrile in campo armato
Scenda del Lazio a vendicar la sorte.
Vieni.
Ènea Enea solo avrà vittoria*) o morte*
Lat. Come ?
Enea Di tanto duo!, di tanti sdegni
Cagione a questi regni
Oggi solo son io,
Solo dunque si versi iì sangue mio.
Vanne, Mesapo; e a singoiar tenzone
* Il Rutufò campione
Sfida per me»
Mes. Fatale inciampo !
Enea Il tempo
„ Scelga egli e il loco.
Lat. ^ ìnvan ló chiedi
Enea — _X 5, Invano
„ Noi chieggo io no da chi valore ha in petto,
9, Da chi con vivo affetto
>, Ama i popoli suoi,
„ E sa il dover dei regi, e degli eroi*
„ Vanne*
Mes. Signori) delle nemiche schiere
Lontano è ancora il condottiero, e molti
Seco trarrà de' suoi guerrier*
Lat. Ne giova
Dunque tosto pugnar finche raccolta
Tutta V oste non è
Enea Dunque i Latini
Nelle mura trattien. Co' Teucri miei
Solo uscirne vogl' io.
Mes. i j Si voli a prevenirlo.
Lat. Ascolta.
Enea Addio..
Lat. Ferma.
SCENA Vili. /
Lavinia e delti
fav. Ah! t'arresta. E tu il consenti o padre r
Lat. E tu che a lui donasti (2
O Da ** a) A Lavinia
12
I puri affetti tuoi
Vile e barbaro, o Dio ! voler Jo puoi?
Enea 11 brando, il valor- mio
Stimi dunque sì poco, e tanto ignori
Le leggi dell' onor ?
Lav. 'Nulla conosco
Che Enea che amor non sia, *
Solo so che t'adoro, anima mia.
So che de' tuoi perigli
Mi vuol compagna amore,
So che ti diedi il core,
So che respiro in te.
Enea Amami sempre, o cara,
Ma sappi amar da forte
Se dell' instabil sorte
Vuoi trionfar con me»
Lat. Quel beli' ardir tu frena, (i
Tu plaudi al suo valore,
E col valor l'amore
Dolce otterrà mercè.
lav. Dunque tu vai ?
Lat. Tra poco
Noi vinceremo insieme.
Enea Dell'amor tuo, mia speme^
Più degno io tornerò !
Zai\ Chi del mio cor che geme
Più mesto cor mirò?
a 3
Tutti dell'anima
Nel sen ristretti
Mi stanno i fervidi
Contrari affetti ;
E oppresso, ahi misero!
Fra tanti spasimi
Perfino i palpiti
Sospende il cor.
lav. Ah ! (3
1) Ad Enea
£) A Lavinia
3) Suono di trombe
i3
Lat. Che fia?
Enea De' miei guerrieri
Twtte in arme or son le squadre» (l
Lat. Vengo, o Lazii. .
Lav. Ah sposo ! ah padre i
Ah di me che mai sarà?
Enea Lat. Col tuo nome impresso in core
Sfiderò l'avversa sorte,
E il mio core alJor più forte
Nei perigli esulterà.
Te non turhi intanto, o cara,
Di quest' armi il fiero lampo
Che tra poco orrendo in Campo
Sul nemico splenderà.
Lav. Sol tra voi contento il core
Può sfidar l'avversa sorte.
Ma più lieto, ni più forte
Senza voi giammai sarà.
Di quell'armi intanto, o cari,
Mi celate il fiero lampo
Fia per Turno orrendo in campo
Ma gelare oh Dio/ mi fa. (2
SCENA IX.
Mesapo, e Turno in abito di ambasciatore.
Mes. Qual subito consiglio
Qui ti trasse, o signor? Perchè le spoglie
Di messaggio mentir ?
Tur. Bello ò pel forte
Mirar d'appresso il suo nemico in volto*
Mes. ,, Credi eh' io t' ami ?
Tur. v II penso.
Mes. A nessun dunqug
Ti palesa fra noi* Guai se il Trojano
Di te sospetta : a morte
Tu qui giunto saresti.
Tur. E tanto vile
x) Altr% suina delle trombe latine. $) Partine»
14
Costui sarà?.
Mes. Vile e geloso, ei tutto
Tenterà se ti scopre.
Tur. Eppur Latino,
Lavinia.» Enea, tutti veder vogl' io :
Sia poi quaJ piace ai numi il fato mio.
Cauto intanto sarò.
Mes. Ma il tuo, coraggio?
Tur. Stara chiuso nel cor, .
Mes. Ma il foco ardente,.*
Tur. Basta : à Latin fa eh* io favelli, e fida
Sulla prudenza mia,
Mes. Rammenta... /
Tur. Il giuro.
Mes, Si corra ad affrettar. Non son sicuro, (i
SCENA X.
Enea e Turno
Enea Che sarà quel guerrier? (2 Di Turno forse
Sei messaggier? (3
Tur. Fosse il Trojan? (4 Lo sono.. (5
Enea Pago d' uìi solo trono
Turno non è?
Tur. Nò lo sarà fin tanto
Che Laurento non cada, e àll? alme infide
Non sia tremendo esempio
D'ogni Latin, d'ogni Trojan lo scempio.
Di Turno al nome solo
Cadrai, città superba,
Nè pur l'arena e l'erba
Sul suol ti resterà.
Fia vano il pianto e il sangue
Della tua plebe esangue:
Tutto fia volto in cenere
Che il vento sperderà.
j") Da se e parie 4} D# se
2) Da se. 5) Ad Enea,
S) A Turno
\
a 2
a 2
Enea Frena quel vanto audace,
Torna al tuo rege intanto:
Digli che il sangue e il pianto
Nel Lazio ei verserà.
Che col suo popol tutto
Fra lo spavento e il lutto
Questa crue'nta polvere
Spirando morderà*
Tur. Valor con noi non vale.
Enea Fiavi il puguar fatale.
Tur. Cada il Trojano audace*
Enea Pensa a implorar la pace»
( Trema infelice vittima
( D'un temerario ardir.
Sdegno che il cor mi laceri
Per poco in sen t'arresta:
Già della pugna affrettasi
L' ora al rivai funesta,
E alJor converso in fulmine
Tu lo potrai punir*
Enea Se di guerra hai tanto ardore
Che bramar puoi tu dal re?
Tur. Vuo' che il Teucro seduttore
O si scacci, o diasi a me*
Enea Tu m'avrai, ma in campo armato»
Tur. A' miei pie cadrai svenato.
Enea Ardua fia l'impresa ardita.
Tur. Sol fuggendo avrai la vita
a 2 ( Sol nel barbaro tuo sangus
( L'ira mia s'estinguerà.
[Nume, che imperi all'Èrebo (
Da al mio valor vittoria*
E a te sacrata vittima \
Il mio rivai sarà.
SCENA XI.
Sala Reale con Trono da un lato
Mesapo e Merenzìo indi Latina
Mes. Vanne, Merenzio, e al rege
Manda fra pochi istanti i grandi suoi
a 2
i6
A narrar cha di .Turno
Sconosciuto messaggio or giunse a noi.»
Periglioso saria s'egli sapesse
Che all'araldo io parli.
Ma va, t'affretta: iJ Re s'avanza ornai.
Tutta in arme, o Latino ( i
È già la tua Laurento. Arme arme grida
La gioventù superba.
Lat* Andiamo, amico,
Di quell'anime forti
Il coraggio a infiammar»
Mes. „ Iuutil cura.
„ Tutti o signor, chieggo» la pugna, a tutti
„ Fia dolce il suon della guerriera squilla-
li. Mai quest'anima mia fu più tranquilla, (z
SCENA Xlf.
Lavinia e Latina.
Lav. Ferma, o Latin. Delle regali cure
Non io qui vengo a parte : altra mi guida,
Ma possente, ma giusta
Cagione a te.
Lat. Ti spiega, o figlia.
Lav. Imponi
Sul mio capo la destra, innanzi al cielo
Benedici alla figlia, e vanne poi
Dell'oste avversa a trionfar per noi.
Lat. Oh tenerezza ! Il ciel ti serbi, o cara, (5
Questo cor, questi sensi, e tutti sieno
Lieti i tuoi dì*
Lav. Pur non son paga appieno,
Lat. Che di più brami ?
Lav. Io vo'che ai sommi Dei
Offra il padre i miei prieglii, i voti miei.
Giusto ciel che il cor mi vedi
Deh mi salva, c sposo e padrt
%) Mere n zio parie.
SÉ) Mewapo parte.
3) Imponendole la mano sul capo.
E alle ree nemiche squadre
Tutto infondi il tuo teiror.
Che se poi per tanto dono
Una vittima tu chiedi:
Giusto eieì, che il cor mi vedi
Togli a me la vita allor. (i
Lai» No, non adempia il cielo
Questo barbaro voto, e se una vita
„ Pur da voi si desia,
„ Clementissimi Numi, ecco la mia»
SCENA XII.
Latino e Coro di Notabili, indi Turno, Soldati c Banda
Coro Manda il Rutulo signore
Un araldo al nostro Re,
Ma si pieno di furore
Che disprezza onore e ft,
Pria che l'oda, ah sappi almeno
Che il valore in noi non Jauguef
Che quest' armi e questo sangue
Noi sacrammo al Lazio e a te»
Lat. Quanto m'è dolce, o cari,
Quel belPardor/ Vero del cielo è dono
Con sudditi a voi pari un scetro> un trono,
L' araldo a me» (2
Tur. Turno il mio Re, che oltraggi
Non soffre mai, già tutto il Lazio invase
Ed ora me qual più Latin desia
Di pace araldo, o di vendetta invia.
Lat. Ebben. Che vuol da me codesto audace ?
Tur» La fè che tu gli desti
Vuol che gli serbi, e vuole
Che qu\ Trojan non resti
Col tramontar del sole»
Vuol di Lavinia il talamo,
Vuole del Lazio il solio,
Vuol che da lui dipendere
Debba Laurcnto e il Re.
%) Parte frettolosa.
£) M> introdotto Turno dal Coro*
Giusto Re, che tardi ancora
Del superbo a far vendetta?
Grande esempio iJ Lazio aspetta
Te io chiede iJ nostro amor*
Sol delie genti il dritto
Ti salva in questo istante:
Ma guai se a me davantc
Non freni il folle aidor.
Trema del fato vindice
Che a'temerarii serbasi:
Paventa irato un popolo,
Paventa il mio furor.
Ben io so che a un Re favello ;
M^l serbar tu fè non sai.
Ah non più S'arresti ornai*
Cadi indegno messagger.
Che si tenta ? Olà fermate.
Turno io sen. Di me tremate
Menzogner ! Tu re non sei:
Tu per noi perir qui dei*
SCENA XIV.
Enea indi Lavinia e detti
Enea Ogni spada in lui conversa
i Passi pria per questo cor. (3
Lat, Torni intatto all'oste avversa:
Chi ferisce è tradftor!
Enea Or vanne, e a noi fa guerra :
Ma pensa in mezzo all'ire
Qua! fosse in te l'ardire,
()ual fosse in noi 1' onor*
Che se nel campo a scendere
Folle desìo ti stimola,
Trema dell'ira vindice
Che ti sovrasta ancor.
Lav. Perchè, perchè quell'armi
j) Sguainando le spade,
2) Colla spada alla mano»
Z) Opponendo il proprio petto alle spade dei Laureati per
difendere Turno,
Curo
Lai,
Tur.
Lat.
Coro (i
Tur. (z
Coro
Ah padre/ ah sposo! oh Dio?
Vi mova il pianto mio
Vi mova iJ mio dolor.
Non può, non può resistere
A tanto orror quest' anima.
Son troppi, o cari, i palpiti
Del povero mio cor.
Enea^ Latino e Coro
Per serbarti, e sposo* e padre
Sol la spada ornai ci resta
Ma tremenda, ma funesta
Scenderà sul traditor,
a 4
Lav. Eii„ Qnal mi a' infiamma in sen
Nuovo confuso ardor ì
Dell' ira al rio velen
S'accresce il mio furor;
Se penso al caro ben
Sol palpito d'amor,
E intanto oppresso vicn
Da doppio affanno il cor*
Pena chi può provar
Maggior del mio penar?
l_au Tur. Qua! m' s'infiamma in sen
Nuovo confuso ardor /
Dell'ira al rio velen
S'accresce il mio furor:
M' arresta e mi trattieu
Pensier di gloria e onor,
Ma intanto oppresso vien
Da doppio affanno il cor,
•Pena chi può provar
Maggior del mio penar ?
SCENA XV,
Mcsapo, Mcrenzio t detti
Mes* De' tuoi prodi, o Latino, l'ardore
Più. ritegno, più freno non ha*
Mór. IV tuoi Teucri il represso valore
Più frenarsi, o gran duce, non ga^
Enea Si tolga, o guerrieri,
Qualunque dimora,
Si voli si pugni,
Si vinca, o si mor-a,
Ma il forte si ammiri,
Ma brilli V onor.
Enea^ Latino e (ora
Bel desio di vittoria, d'onore
Tutti infiammi in si lieto momento s
Desti in tutti il vicino cimento
Nobil ira, magnanimo ardor.
Della patria la sacra ragione
Si difenda.) si salvi da forti,
Ed ammirili le avverse coorti
De' Laureati l'ardire il valor»
LaVo II desio di vitioria> d'onore
Non v'aeciechi in si fiero momento £
Ah fatai non vi fia.nel cimento
Quel coraggio, quel nobile ardor»
Della patria la sacra ragione
Difendete, salvate da forti
Ma con voi tra le avverse coorti
Pugnerà questo povero cor»
Turno Mesapo e Merenzio
Bel desio di vittoria d'onore
Tutti infiamma in svi lieto momento t
Desta in tutti il "vicino cimento
Nobil ira, magnanimo ardor.
Della patria, del re la ragione
A difender si accingon da forti,
flfes. Mer. Ed intanto alle amiche coorti
Crescerà con V ardire V onor.
Tur* E alle mie vincitrici coorti
Crescerà con 1' ardire 1' onoiy
Fine deW Atto primo.
ATTO SECONDO.
SCENA PRIMA.
Interno cT una Porta di Laurent©.
XjqTo di Latini desolati e fuggenti che entrano in città
ritraendosi dalla battaglia
Cvro
C")li noi dolenti/ oh patria sventurata!
Chi mai ti salverà ?
Ah come oh Dio ! Lavinia desolata
Al duol resisterà ?
Latino in ceppi! Il vincitor s* avanza.
Di noi che mai sarà?
Pietosi Numi, in tanto orror costanza
t)i voi chi uè darà?
Si torni al campo- Si combatta ancora»
No ch'altra via non v' è.
Tutti pel ferro osti!, tutti si mora,
Se schiavo è il nostro re. (t
SGENA II.
Sala nella Reggia di datino.
Enea e Lavinia dolentissima è da lui sostenuta
indi Mesa pò.
Mnea Calmati, o mia Regina. Affatto ancora
Infelici non siam. Già per Mesapo
Di pugnar meco invito
Kbbe il nemico Re. S'egli fìa vinto,
E lìbero Latin, tu sei mia sposa5
Ma se volesse il cielo
1) Tornano correndo fuori delia porte
22
Ch' io perissi per voi ...
Lav. Deh taci» lo gelo.
Enea Ecco Mesapo.
Mes. Ah vile! (t
Enea Vile? E chi?
Mes. Turno» Anzi il più vii che vivà*
Lav. Io tremo.
Enea Ebben?
Mes. Al generoso invito
Ecco coni' ei risponde :
Vuol che da queste sponde
Sen vada ogni Trojano,
Vuol del Lazio lo scettro^ (2 e la tua mano*
Enea Perfido ! Ah non ancora.**
Mes. E se dentr'oggi
Tutto ciò non avvien^ morto è Latino.
Decidi. (3 II mio trionfo è ornai vicino. (4
SCENA III.
Lavinia Enea pensosi e mestissimi
Lav. Enea l
Enea Lavinia !
Lav. A qual cimento il cielo
Pone la mia virtù.
Enea (1 Se il ciel la prova
Forte la crede. Ah i non ci scorga il mondo
Nel bisogno maggior deboli e vili.
Lav. E tu puoi consigliarmi ?
Enea Ah tu non sai
Quanto costi al mio cor questo consiglio —
Ma d'un padre il periglio.)
E d'un padre simil..
Lav. Tutto rammento-^-
Soave ogni tormento
1) Guardandosi addietro
2) A Lavinia*
Z) Da se.
4) Parte.
5) Reprimendosi a forza»
à 2^
Mi saria per salvarlo.
Ma saJvario a tal prezzai Ah no, noji sono
Per affanni si rei nei petti umani
torti abbastanza ed indurati i cori,
lo morrò di dolor»
Enea Salvalo e mori.
,, Che dissi, oh Dei ! (i Non più costanza, o cara,
La rea sorte ne insegni. Ah meu dolenti
,, No non furo n di noi
„ Segno all'ire del fato i sommi Eroi.
Da della morte il duolo
Talor le pene istesse \
Ma se morir facesse
Più non saria dolor»
Di trionfarne il forte
Più non avria speranza.
Non vi saria costanza,
Non vi saria valor.
Lav. Della virtù dei forti
Tutto V impulso io sento,
Ma la seconda a stento
Il debole mio cor.
Nato ai soavi affetti
Da tanto orror rifugge,
E vittima si strugge
Del duolo e dell'amor.
Ènea Tu ti perdi, e il padre intarlo
Chi al nemico or toglierà?
Lav/ Della figlia il grido, e il pianto,
Ma che l'ultimo sarà.
Enea Che di' mai?
Lav* „ Morir desio. —
Si. Morir.
Enea ^ Mi perdo anch'io.
l<w. ^ Infelice, e che m'avanza^
Enea „ Ah dov'è la mia costanza?
Lav. ^ Chi nel sen mi cangia il core ?
Enea Chi quest'alma indebolì?
i) Da se*
Di Priamo io vidi e d' Ettori
11 miserabil fato,
Vidi la spoglia esanime
Del genitore amato,
Vidi la patria ad arderé
Ne palpitai cosi.
Làv. No che del mio non trovasi
Più miserabil fato,
No che non v'ha più barbaro
Dell' orrido mio stato,
No eh' io non reggo a vivere
Per palpitar cosi,
a 2
Ah se pur dee quest' anima
Tra tanto strazio gemere
Sia questo, o numi, il termine
De' miseri miei dì.
Enea Dunque ...
Lav. Mia vita ...
Enea Ah partasi.
Addio mio bene.
Lav. Addio-
Enea Sia pago il fato mio
Lav. Sia salvo il genitor.
Eppur non promise
Fallace 1* amore
D' un tenero ardore
Si cruda mercè.
Ma tolto a quest' alma:
Qualunque contento
Cagion di tormento
La vita si fé'*
Enea Conforta le pene
D'un misero ardore
Pensando al mio core»
Che resta con te.
Privarlo può il fato
De' cari tuoi lami :
Non possono i Numi
Cangiarne la fè ?
2i
opprimano adesso
6H strazi I a morte i
Non ha più *là sort$
Perigli per me.
SCENA IV.
Àtrio come nell'Atto primo*
Mesapo e Merenzio*
Xfer9 „ Dunque parte il Trojan ?
Mes. „ Fra poco ancora
„ Turno e Latin più non saranno in vita,
Mcr. ^ Forse la trama ordita
Mes» Entrambi opprimerà. Con pochi suoi
„ Per pugnar con Enea nel vicin Losco
„ Turno verrà sull' imbrunir del giorno
„ Tu a quelle piante intorno
„ Disponi eletta schiera A
„ E quando ei giunga con Latin prigione*
V) D'ogni parte gli assai i, e un sol vivente
^ Non ti lascia sfuggir,
Mer. „ Fallace è danque
w La ripulsa d'intorno.
Me$. 11 fero invito
„ Del singoiar certame appena intese
„ Tutto in volto si accese e a Giove offerse
4, Dell' emolo le spoglie.
M Ma le vele or discioglie
„ Deluso il Teucro, ed in quel bosco istesso
Dove acquistar credè fama di forte
„ Troverà con Latin Turno la morte, (i
SCENA V.
Campo di Turno.
Latino e Guardie
A quanti affanni or ti ritrovi in preda
Desolata alma mia / Fra ceppi avvinto
i) Partono,
zS
Scabro sasso mi è trono ;
E inerme e vilipeso,
Fatto bersaglio di una iniqua sorte.
Più non ini resta che bramar ia morte*
Cruda ambascia al cor mi stringe
Freddo il palpito il sospiro :
Se d'intorno il guardo io giro
Raccapriccio ahimè! d' orror.
Cerco invau la figlia, Enea:
Morte sol mi neie accanto;
Una stilla almen di pianto
Ciel concedi a uu genitor.
Deb ! sgorga, inondami • Ti sento scorrere
Pianto d'amore, Bagnar mi sento,
A nuovi palpiti Celeste lagrima
Disciogli il core; Mi fai contento:
Figlia consolati Morte, terribile
Viltà non è. Non sei per me :
Se chieggo piangere T'affronta intrepido
Piango per te. Un padre, un re.
SCENA VI.
Turno ^ Coro di Guerrieri Eutuli^ e detto.
Tur. Si tolgano, o guerrieri,
Quei ceppi al vinto Re
Tur. Questi mi cinse
Più che il valore altrui 1' avverso fato.
Tur. A momenti cangiato
Il tuo destili sarà» Se estinto io caggia
Per patto della pugna
Tu libero sarai , se Enea fia spento,
Vegga la tua Laurento
Quale io chiegga mercede a* miei sudorif
Ed in te solo il mio trionfo onori, (i
Me tra Farmi non guida lo sdegno,
Non desio di vendetta, o di regiio»^
Bella gloria, quel nume che adoro
Sol mi tragge ai perigli all' ouor.
i) Latino pqru*
2?
Mi sia fausta, o nemica la sorte*.
Mi si appresti il trionfo o ia morte:
Pur che il c'rin mi si cinga d' alloro
Sarà pago l'acceso mio cor.
A me Panni, o miei guerrieri,
Segna il sole il gran momento^
Solo al nobile cimento
Può quest'anima anelar,
toro Della pugna, invitto Duce,
Segna iì sole il Lei momento
Che nel nobile cimento
Ti conduce a trionfar*
Tur. Impavid' emulo %
Trojano invitto,
Se àvvien eh* io superi
Nel gran conflitto,
Esempio fulgido
D> eroi sarò.
Se poi soccombere
Debbo al tuo brando,
Non facil vittima
Cadrò pugnando,
Non senza lauri
La tomba avrò, (i
SCENA VII.
Folto bosco che termina in ispiaggia di mare, lasciando ve»
dere il lido, donde si scorgono in lontano le navi troiane
che stanno per salpare, ed i Troiani che vi si affrettano
Merenzio con seguito di congiurati Latini.
Mer. Non più compagni. A quelle piante intorno
Vi celate solleciti, lo primiero
Su Turno e su Latino
Mi lancerò. Voi m'imitate, e fia
Come fiamma di ciel la spada mia* (2
x") Parte eon Latino e seguito,
2) Partono entrando nel bosco*
28
SCENA VltL
Enea incerto ed inquieto*
Ah! ne qui pure io trovo
Chi mi dici del Re ! dai Lazio dunque*
Di Lu?, dei su?) destino
Incerto io partito f, Numi possenti
„ Che volete di p»ù? Ma ciò ch'io perdo
„ Non è tutto per me? Volete . ancora
„ Che all'afflitta alma mia
„ Di sue perdite il frutto ignoto sia?
„ Ebbe a si vada. Ah possa
v Del. Lazio ogni sventura
^Partir con me. Resti il favor del cielo
Sui giorni di Latin,, su questo lido
v CJementissimi numi a voi gli affido.
„ E Lavinia ì E il mio bea ! La patria, il trono
„ Tutto al destino io dono.
Ma Lavinia •♦.! lo lasciarla !
Perderla., e non morir .../ No non m* avanza,
jplementissimi Dei, tanta costanza»
No non ho cor die possa
Senza spezzarsi in petto
Perder l'amato oggetto,
E perderlo cosi.
Ah, se il furor del fato
Di tutto oggi m'ha priv*o^
Prodigio ò suo s' io vivo A
In sì terribil dì.
SCENA IX.
Coro di Trajani frettolosi, e detti)
Coro Duce t'affretta al mar,
Più tempo ornai non v' è.
Già pende un nudo acciar
< Sul capo al Re.
Enea Che dite l oh Dio ! che orror i
Coro Mesapo lo mirò
E nunzio di terror
A noi volò.
Enea S' arresti il colpo ahimè f
Coro Non più non più indugiar.
Se brami salvo il Re
T? affretta al mar*
Enea Ah t'intendo, alfin t'intendo*
Fato rio, nemica sorte.
Mi vuoi misero, ma forte :
Forte e misero sarò.
Già tra i mali onde mi opprimi
Sventurato io sono a segno
Che l'eccesso del tuo sdegno
Più temere ornai non so. ( i
SCENA X.
Turno, Latino, Merenzio, Rutulìe congiurati nel bo«
sco, indi Enea e Trojani
Partito appena Enea odesi strepito d'armi nel bosco»
ove Merenzio assale Turno e Latino.
Tur. Tradì tor !(i
Mer. Mori, (x
Lat. Ah/ tu cadrai» (5
Enea Quai voci/
Trojani* aita al Re. (4
Cedi, o ti sveno»
Lat. Costui si serbi alla vendetta almeno, (5
Fellone l e chi ti spinse
11 tuo rege a tradir ? (6
Enea Parla.
Mcr. Mesapo.
Ah / per pietà correte
Forse Lavinia ..
] at. Enea e Tur. E che !
Mer. Dell'empio in preda
Che ne insidia Ponor
j, 2, S) Da lontano,
4) Enea coi Trojani carré nel bosco in 'soccorsa di Latino m
di Turno, dove se me si nascere forte zuffa*
5) Escono dal bosco Enea, Latino^ Turno, e Merentio incat&*
nato in mezzo ai soldati*
6) Additando Merenzio*
3o
lat. Enea e TurK Che sento oh Dio !
Mer. Mi seguite.. S' emendi il fallo mio. (i
SCENA XI
interno d'una porta di Laurento. La porta è chiusa e guar*
data dai congiurati
Mcsapo , inquieto passeggia la Scena, indi Lavinia.
Mes..„ Quanto tarda Merenzio ! Ah se la testa
„ Di Turno e di Latino
„ Non mi reca colui coli' arte invano
Lavinia io tenterò. Ma quando vegga
„ Spettacolo si rio,
«* No non iìa che resista al voler mio*
Lavinia sostenuta da un guerriero
Chi mi soccorre? Ah non bastava al fato
Che Enea, che il padre amato
lo perdessi iu un di? D' un servo ancella
E d' un servo crude!, d' un traditore ...
Mes» D'un che d'immenso amore
Per te...
Jav. Per me? Tanto ad osar sei giunto t
Mes. Signore in questo punto
Di te, del Lazio io son. Sol la tua mano.
Può a me renderti egual.
lav* Lo speri invano..
Facciami pur tua vittima
L' inesorabil sorte,
Trionferà quest'anima
Del fato e della morte;
E più costante e intrepida
Quanto tu fia più barbaro
Dai ceppi e dalla polvere
Maggior risorgerà,
jyics. Chi fia superba e misera
Ch'or più ti tolga a me?
Lav. Il ciel che sempre è vindice
Della ragion dei Re.
I) Da e partono im fretta*
5i
Mes. Cessa quel]' ira ornai.
lav. Non Jo sperar giammai,
Mes. Mia sposa... (i
Jav. Ah vii t' arresta
Mes. Dunque a morir ti appresta. (2
Lav. No per Lavinia, o perfido,
Pena iJ morir non è.
SCENA ULTIMA
Mentre Mesapo s'avanza e Lavinia s'inginocchia odesi pic-
chiare alla porta. JVTesapo sospende il colpo.
Merenzio fuori della porta
Mer. Mesapo !
Mes. Oh nuovo giubilo?
Sospeso il colpo or sia.
Vegga l'indegna in pria
Del padre il capo.
7 av. Ahimè / (3
Mer. Rimira ... (4
Enea (5 Quel ferra
Deponi spietato. (6
Mes. Mio barbaro fato.
lat. S'arresti quel vii.
Lav. Ah ... padre ... (7
Tur. In contento
Si cangi il tormento.
Tur. Lat. ( Ritorni alla gioja (8
finca Coro ( Quell'alma gentil.
Mer. Pietà d'un ingrato. (9
1) Vuole abbracciarla.
2) Con grand' ira accenna ad un congiurato di ucciderla*
3) Coprendosi il volto con ambe le mani»
4) NelV atto d" avanzarsi per aprire la porta che apre subi-
to dopo} Enea^ Latino e Turno entrano armati con Me-
renzio incatenato , e seguito di Cori e soldati Trojani €
li ut ali.
A Mesapo.
6) Lo disarma.
*2) tonasi svenendo.
8) Unendo le destre di Lavinia e di Eme a»
&) Inginocchiandosi.
32
Lat.
Mes.
Tutti
Lav*
Per voi pietosi numi
Ritorna fedeh (i
S'affretti il mio fato.
Sia pago il crudel. {z
Cessare alfin le pene:
Tornò su queste arene
La pace e lo splendor.
Ab si che veglia il cielo
Sull'innocente oppresso^
E suo favore ò spesso
Quel che parea rigor.
Enea, Lat., Tur,, Mer., lai?, e Com
Ah si che veglia il cielo
Sull'innocente oppresso^
E suo favore spesso
Quel che parea rigor*
Fini del Dramma^
i) Sollevandolo 9 facendolo scioglie* dai ferrik
g) E condotto alla morte.
"i li